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IVREA/CHIVASSO/CIRIE’. Tutti pittori all’Asl 4! Il gruppo di lavoro difende il progetto delle “finestre”…

Lorenzo Ardissone
Lorenzo Ardissone, direttore generale Asl To 4

Lettera al Direttore

Scriviamo in merito all’articolo pubblicato su La Voce in data 30 dicembre 2016 dal titolo: “Autorizzati a guardare dalla finestra. ASL TO4: un’iniziativa che fa discutere”.

Pur ritenendo legittima la non condivisione di un percorso formativo occorre, in questo caso, mettere in evidenza tutta una serie di falsità, inesattezze e banalizzazioni tali da domandarci se la presunta “notizia” sia stata letta con l’occhiale deontologico del cronista o piuttosto usata per altre finalità assolutamente estranee al merito.

II percorso formativo nasce dal lavoro di un gruppo di dipendenti dell’ASL TO4 e non dal DG Lorenzo Ardissone, così come non è suo, ma espressione di più di trenta professionisti sanitari, il testo pubblicato sul portale aziendale per la presentazione del progetto.

Il percorso si inserisce nella più ampia cornice della Medicina Narrativa e delle Medical Humanities che negli anni ha visto nascere in ASL TO4 il gruppo multi professionale Narravita e, nell’ottica dell’umanizzazione delle cure e della presa in carico delle risorse umane a queste dedicate, ha visto la Direzione Generale promuovere a livello aziendale il Modello IARA (Incontro-Ascolto- Responsabilità- Alleanza).

Il tutto in sinergia con il Corso di Laurea in Infermieristica-Scuola di Medicina dell’Università degli Studi di Torino, che è partner dell’intera progettualità per l’alto valore formativo fornito agli studenti frequentanti la Laurea di I livello, i Master e la Laurea Magistrale.

L’evento in programma per il prossimo mese di febbraio vedrà per la prima volta a Ivrea il “padre” dell’autobiografia terapeutica, il Prof. Duccio Demetrio, fondatore della LIA (Libera Università di Anghiari), al quale si uniranno altre prestigiose voci nazionali tutte orientate a fornire ai partecipanti, professionisti aziendali e studenti, gli strumenti per fornire un’assistenza personalizzata e rispettosa delle singole aspettative ed esigenze di vita.

Il filo rosso che unisce e mette in sinergia i contributi che relatori provenienti da diversi ambiti epistemologici andranno a presentare saranno le storie. Le storie di ognuno di noi, che andrà allenato per poter essere in grado di raccogliere e riconoscere quelle degli altri.

Ecco allora le “Finestre” di Matteo Pericoli che hanno creato in voi così tanto scalpore!

Occorre, per onestà intellettuale, premettere che in Canavese già un illustre nostro antesignano dedicò alle finestre e al loro valore simbolico e speculare un’importanza rilevante. Adriano Olivetti vedeva nelle grandi vetrate degli insediamenti industriali il punto di incontro tra il benessere del lavoratore che poteva beneficiarne in termini di luce e l’ambiente esterno che, in base alle ore del giorno, poteva guardare dentro alla grande fabbrica oppure vedersi rispecchiato.

La logica dell’accorgersi del “fuori” guardando la finestra rappresenta dunque proprio tutto il contrario di quanto affermato e banalizzato nell’articolo. Non è sottrarre attenzione alla persona assistita, ma è il sapere orientare le cure al suo progetto di vita che vive fuori dall’ospedale e dagli ambulatori. Significa fornire al professionista uno spazio libero per cercare e trovare il senso del suo operare. Le storie finora raccolte parlano di valori, di momenti di grande condivisione con i pazienti, di emozioni condivise, a scavalco tra camici e pigiami, unite nella piena consapevolezza dell’esserci in quell’istante di fronte a una nevicata o a un tramonto. Raccontano di belle persone che sanno mettere anche il loro cuore nell’agire delle loro mani. Ed è anche la “finestra” vista dalle persone assistite e dai loro familiari, i quali, utilizzando narrazioni scritte, disegni, e opere creative, condividono il proprio vissuto di malattia e di cura avvenuto durante la degenza. Questo è possibile perché gli operatori pongono attenzione alle persone assistite mettendole al centro del proprio operato professionale favorendo la relazione tra persone.

Infine Matteo Pericoli! Non avendo altre argomentazioni o informazioni si può ironizzare sul significato del suo cognome o definire la sua intuizione sulle finestre come una fissazione. La libertà a volte può anche fare rima con banalità o peggio con volgarità!

Pericoli, al contrario,  può andare molto fiero del cognome che porta in quanto figlio di Tullio Pericoli, illustratore e pittore di fama mondiale, i cui lavori vengono esposti nelle più grandi mostre internazionali e sui più importanti periodici del mondo. Lavora come scenografo con il Teatro Studio e il Teatro della Scala di Milano e a lui l’Olivetti affida importanti attività tra le quali le illustrazioni per “Robinson Crusoe” che verrà pubblicato tra i libri strenna nel 1984.

Matteo a sua volta collabora con varie testate internazionali e per il New York Times, ha curato per molti anni una rubrica; era a NY nel settembre 2001 e ha immortalato nei suoi disegni la città com’era prima dell’11 settembre. Con il progetto “Finestre” ha regalato riflessioni e punti di vista su varie parti del pianeta e dall’esperienza fatta con gli studenti del Liceo Gramsci di Ivrea è maturata, nel gruppo di professionisti aziendali, l’idea di coinvolgerlo per offrire un’analoga opportunità di autobiografica ai colleghi.

Quanto finora raccolto e condiviso conferma la bontà del percorso avviato. Belle storie, emozioni, impegno, critiche costruttive, rivendicazioni nobili e responsabili, senso di appartenenza, piena consapevolezza del proprio ruolo e rispetto per le persone che si incontrano sul proprio cammino.

Alla luce di quanto corretto, integrato e precisato si chiede di ospitare questa nota sulle pagine del Suo giornale per restituire al progetto e alla serietà e professionalità delle persone coinvolte quanto, nell’articolo del 30 dicembre, è stato inopportunamente sottratto senza giustificazione alcuna.

Il Gruppo aziendale di progetto

Maria Donatella Ailliaud, Anna Maria Amoruso, Scipio Annoscia, Lorenzo Ardissone, Valentina Astegiano, Rita Barengo, Luigino Bobbio, Barbara Broglio, Marita Cornaglia, Anna Maria Cornero, Sonia Di Lorenzo, Carlo Ferraris, Fernanda Ferro, Mirella Fontana, Sonia Francisetti, Flora Frasca, Massimo Gai, Giuseppe Alessandro Gullo, Lorenzo Gurioli, Maria Grazia Martin, Rosaria Nugara, Clara Occhiena, Anna Maria Padovan, Cinzia Teresa Rivara, Marina Rossetto, Luisella Rusinà, Daniela Salidu, Gaetano Senatore, Elvira Signaroldi, Diego Targhetta Dur, Loredana Tonin, Elena Vecchi

Nel mio impegno di Direttore Generale desidero dire a Lei e ai Lettori del Suo Giornale che ho trovato nell’Asl TO4 professionisti  della formazione con i quali condividere un pensiero forte che è quello di aprirsi a momenti di cultura umanistica perchè ritengo fondamentale, sì, la formazione tecnica, ma altrettanto aprire testa, cuore e mani alle persone, alla loro umanità, ai pazienti ed ai loro cari, ai colleghi. Siamo persone che lavorano per le persone con le persone e ritengo questi momenti fondamentali.

Lorenzo Ardissone, Direttore Generale ASL TO4

 

 

La Risposta del direttore de LA VOCE

E‘ difficile guardare alla bontà di un progetto con tanto di invito a tutti i dipendenti (infermieri, dottori e impiegati) a stare alla finestra per poi disegnare quel che han visto. 

Più che convincere me (e magari io mi convinco pure) credo si debbano convincere i tanti  cittadini che durante queste feste si sono ritrovati a dover passare ore e ore seduti ad una sedia di un pronto soccorso. A lamentarsi e a reclamare un’assistenza che solo Dio sa perchè non c’è o non c’è come dovrebbe esserci. Non ce lo stiamo inventando. I disagi, la scarsa attenzione verso il malato, le incomprensioni tra la Direzione e alcune categorie di lavoratori sono all’ordine del giorno. Le vediamo noi e  tutti quei sindacati che proprio tra Natale e Capodanno avevano dichiarato una stato di agitazione poi ritirato all’ultimo minuto.

Va bene la cultura umanistica, ma prima, a nostro avviso, un direttore di Asl dovrebbe concentrarsi sui progetti utili a fare funzionare meglio i servizi al malato e l’organizzazione in generale. Ecco, questo, a nostro avviso, non sta succedendo.

Eppure dovrebbe essere naturale. Un po’ come nelle migliori famiglie. Prima si lavora duro e poi, se si hanno dei soldi che avanzano e pure un po’ di tempo libero, si praticano degli hobby o si va al cinema.  

Trasformare degli infermieri e dei dottori in pittori, con tutti i problemi che ci sono, potrà anche non far ridere, sicuramente fa un po’ piangere.

liboriolamattina@giornalelavoce.it

 

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