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MILANO. Israele ad Expo, nostra agricoltura passa dall’Italia

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Dedicata a Elio Toaff: il padiglione di Israele a Expo ha voluto simbolicamente dedicare all’ex rabbino di Roma la Giornata Europea della Cultura ebraica ospitando una conferenza dedicata agli ‘italkim’, gli italiani in Israele, e al loro contributo allo sviluppo dello Stato ebraico. Al centro dell’evento, organizzato dalla Hevrat Yehudé Italia be-Israel, la Comunità degli israeliani in Italia, due ‘italkim’ speciali: il rabbino Elio Toaff, scomparso lo scorso aprile a 99 anni, e Joel De Malach, nome ebraico del fiorentino Giulio De Angelis, che negli anni Sessanta introdusse nel Neghev l’irrigazione a goccia. Due uomini che, in campi lontani tra loro, “sono stati un ponte”, per usare le parole dell’ambasciatore italiano in Israele, Francesco Maria Talò, presente all’evento, “italiani che cercavano di crescere in una terra che sentivano profondamente loro, senza rinunciare a guardare al mondo” e che sono “un esempio da seguire”.
L’irrigazione goccia a goccia viene oggi utilizzata per tutte le coltivazioni israeliane, e ha reso possibile anche il recente sviluppo della viticoltura. “Il Neghev è oggi la frontiera della viticoltura israeliana – ha spiegato Aaron Fait, direttore del laboratorio di Agricoltura nel deserto dell’Università Ben Gurion -. Dopo la rivoluzione agricola apportata da De Malach, anche oggi i viticoltori continuano a imparare all’Italia: la vostra esperienza millenaria nell’arte vinicola ci è indispensabile per realizzare vini eccellenti”. Se l’Italia è presente col suo know-how, lo è però meno con i suoi i vitigni: “stiamo da poco sperimentando la coltivazione del Sangiovese – ha proseguito Fait – ma per ora solo a livello universitario. Dobbiamo capire come far crescere al meglio le uve nel nostro terreno”. Il ricordo del rabbino Elio Toaff è passato attraverso le parole di sua figlia Miriam, anche lei divenuta quaranta anni fa una ‘italkim’ di Gerusalemme: “Vorrei che il pensiero di mio padre, la sua straordinaria apertura mentale nei confronti del prossimo, a prescindere dalla religione, e anche la sua                 ironia rimanessero come eredità”, ha detto. Un’eredità importante, in questo momento in cui la crisi dei migranti riporta alla mente “la storia degli ebrei e i loro patimenti – ha ricordato Miriam -. Ieri erano i nostri antenati a scappare dalle persecuzioni, e molti di coloro che sono stati respinti alle frontiere sono stati poi deportati nei campi di concentramento. Mio padre sarebbe stato per accoglierli tutti, non ne ho dubbi”.

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