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Ne ferisce più la penna... di: Luca Schilirò

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SAN MAURO. La Fragolina d’Oro 2014 va alla regista spagnola Maite Vitoria Daneris

Hassan, Maite (la regista) e Lina al mercato coperto di Porta Palazzo
Hassan, Maite (la regista) e Lina al mercato coperto di Porta Palazzo

Ormai è ufficiale: sarà proprio lei, Maite Vitoria Daneris, regista spagnola, ad aggiudicarsi la Fragolina d’Oro 2014.

 

È la prima volta che una donna straniera viene insignita dello storico premio istituito dal Comune di San Mauro (in particolare dall’Assessorato all’Agricoltura) all’inizio degli anni Novanta. Premio che, peraltro, vanta celebri predecessori come Bruno Gambarotta, Paolo Giordano, Paola Mastrocola, Laura Mancinelli.

 

Ma in fondo, quest’anno, non poteva che andare a finire così: chi meglio di lei, negli ultimi 12 mesi, ha reso onore a San Mauro e al suo lato più affascinante, quello della tradizione contadina? Chi meglio di lei ha raccontato, e portato in giro per l’Italia, la storia della piccola cittadina che sorge ai piedi di Superga? E poi, suvvia, nel titolo del suo capolavoro è già riassunto tutto: “El lugar de las Fresas”, il luogo delle fragole. C’è bisogno di aggiungere altro?

E chissenefrega se oggi le fragole quasi non ci sono più, a San Mauro. Chissenefrega se la protagonista del documentario, Lina, rappresenta un passato ormai sempre più passato, e sempre meno futuro. Queste cose non hanno importanza, perché San Mauro resterà il Paese delle Fragole pure quando non se ne troverà manco più una, di fragola. Un’antica tradizione resta, non sparisce nel nulla solo perché il mondo va avanti e non si ferma ad aspettarla.

 

Così, in quel “El lugar de las Fresas”, in cui la regista spagnola Maite Vitoria Daneris racconta la storia dei contadini Lina e Gianni, e del loro aiutante nordafricano Hassan, ci sono diversi elementi che riescono con incredibile facilità a toccare le corde dell’animo, le corde del sentimento. C’è quel fascino un po’ misterioso di una tradizione che quasi non esiste più. C’è un incredibile spaccato di vita rurale, ci sono dei personaggi che, con straordinaria naturalezza (e non potrebbe che essere così, visto che non si tratta di attori), diventano stereotipi, caricature. Difficile, se non li si vedesse con i propri occhi, credere che possano esistere realmente. C’è una storia, una trama, che trasuda spontaneità, sincerità, che racconta la parte migliore dell’animo umano.

 

Insomma, impossibile resistere al fascino di questo piccolo grande capolavoro. Così come impossibile fu, per Maite, resistere al fascino di Torino, di San Mauro, di Lina e Gianni. “Ero venuta da Madrid, dovevo fermarmi una sola settimana” ama ripetere la ragazza spagnola quando racconta la sua incredibile storia “è andata a finire che sono rimasta qui sette anni per girare il mio documentario”. Sette anni di “girato”: un’odissea. Iniziata a Porta Palazzo, una notte, al mercato coperto. Proseguita al fianco diLina, ultrasettantenne che ancora oggi va tutte le mattine lì, a Porta Palazzo, a vendere la frutta e la verdura che lei stessa, con l’aiuto del marito e dell’aiutante, produce nei campi sanmauresi. Terminata, l’Odissea, su un maxischermo.

 

Anzi, su decine di maxischermi, compresi quelli del Torino Film Festival (dove ha conquistato il premio Ucca e una menzione per il premio “Gli occhiali di Gandhi”) e di “Sguardi Altrove Film Festival” (dove ha vinto il 1° premio nel concorso internazionale documentari), a Milano. Arrivano i premi, piovono i complimenti, si sprecano gli elogi. Ora arriva anche la piccola, ma importante, Fragolina d’Oro. Doveroso riconoscimento che San Mauro tributa a una ragazza che ne ha raccontato, con occhio spagnolo, la tradizione più affascinante. Dipingendola, forse, addirittura più bella di come realmente è.

Questo fanno gli artisti, no?

 

 

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