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SETTIMO TORINESE. La preside del liceo: “è la peggior situazione in 40 anni. A rimetterci sono gli studenti”

SETTIMO TORINESE. La preside del liceo: "è la peggior situazione in 40 anni. A rimetterci sono gli studenti"

L’amministrazione centrale della scuola peggio di così non poteva fare neanche andando a caso. Quest’anno è stato fatto il peggior pasticcio in 40 anni e chi ci va di mezzo sono i nostri studenti”. L’inizio del nuovo anno scolastico all’istituto 8 Marzo è segnato da uno stato d’animo di rabbia e frustrazione. La Preside Stefania Camaiora, al suo secondo mandato all’istituto superiore di via Leini, si è ritrovata in una situazione, oltre che tragica, paradossale.

Spesa Pubblica inutile

Prima c’erano i tagli e non si poteva assumere. Quest’anno, invece, lo Stato paga e gli insegnanti non ci sono- spiega indignata la Preside-. L’organico di fatto non c’è. Abbiamo degli insegnanti che sono di classi di concorso che non sono utili ai posti mancanti. La cosa che mi fa rabbia e che c’è una spesa pubblica che di fatto non crea nulla. In sostanza ho docenti che non mi servono, non posso usarli neanche come tappa buchi perché non hanno delle classi di concorso funzionali. Un esempio è il corso di programmatore per cui mi servirebbe un docente della classe di concorso A042, laureato in informatica almeno, invece, ne abbiamo uno della classe A075 che può insegnare solo nel biennio”.

Eravamo un’eccellenza…

All’istituto tecnico mancano una cattedra di biologia di 17 ore, una cattedra intera di economia aziendale, la copertura di 6 ore di italiano, 15 ore di francese, un’altra sezione di 8 ore. Al liceo mancano un docente di italiano e uno di informatica. “Abbiamo già previsto dei supplenti- precisa subito la preside-, il problema è che non sappiamo se rimarranno. Oltretutto ho due signore su potenziamento di cui una mi ha già portato il certificato medico e l’altra si è già messa in congedo, che, proprio perché su potenziamento, non posso sostituire. Dei 6 insegnanti di sostegno che mancano ho preferito non mettere nessuno. Non posso permettere che ragazzi con problemi si ritrovino a cambiare insegnante ogni mese, non li farebbe bene. Senza contare che alcuni docenti provenienti da altre Regioni si definiscono “Deportati” dal Sud al Nord. E i docenti del Piemonte hanno tutti l’assegnazione alle scuole con Legge 104. Questo rischia di creare un turnover di insegnanti durante tutto l’anno. Non si capisce bene come abbia funzionato quest’algoritmo. Non tenendo conto in primis il diritto degli alunni. La scuola dovrebbe funzionare bene per loro. La scuola piemontese è sempre stata un’eccellenza, lavorare così non ci permette di dare qualità ai nostri ragazzi. Sono stati bocciati tantissimi docenti ai concorsi, che per me non sono solo numeri ma persone con cui ho lavorato bene. Queste persone rischiano di non lavorare più. Inoltre sono stati assunti molti docenti tramite GaE, persone che per tutta la vita hanno fatto altro, non hanno insegnato, hanno avuto il posto. Trovo che non ci sia giustizia sociale e equità nei confronti dei lavoratori. Questo è dannosissimo, si rischia di abbassare il livello della qualità scolastica e di avere insegnanti privi di motivazione ed interesse nello svolgere il loro ruolo”.

Inoltre, non sono state assegnate alla scuola le classi richieste e, per questo, la preside si è ritrovata a dover accorpare delle classi realizzando due classi quarte e due classi seconde, composte ora da 30 alunni ciascuna. “Abbiamo stabilito alcune ore per riallineare i programmi delle classi e del volontariato da parte dei docenti– conclude-. In due di queste classi, inoltre, è presente un ragazzo disabile. La norma di legge stabilisce che i portatori di handicap possono stare solo in classi da 20 alunni. Purtroppo per questo non possiamo proprio fare nulla. In questo momento sono arrabbiata e frustrata perché sono consapevole che in queste condizioni non possiamo dare un servizio di ottima qualità come vorrei. Mi vergogno nei confronti dell’utenza e anche dei tanti docenti. A noi sta a cuore la nostra scuole e non è vero che non ci interessiamo ai nostri alunni. Il problema è che con un’amministrazione centrale della scuola italiana così non sappiamo più come fare. A gennaio mi piacerebbe sentir dire da i genitori che nonostante le pessime condizioni siamo riusciti a cavarcela bene”.

 

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