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26 MARZO 1776: “IL PRODIGIO DEL CAMPANILE”

palazzo

All’inizio della primavera del 1776, precisamente il 26 marzo, una grande folla si era riunita davanti al Santuario della Madonna del Palazzo a Crescentino, nel Vercellese, per assistere ad una stupefacente impresa a cui nessuno avrebbe mai dato credito. Giuseppe Crescentino Serra avrebbe materialmente spostato, trasportandolo, il Campanile Barocco del Santuario per alcuni metri. In realtà sul risultato di quel singolare “trasloco” vi erano forti dubbi supponendo addirittura una burla dello stesso ideatore. Il campanile doveva essere abbattuto per consentire l’ampliamento della chiesa, ma il Serra si offrì di “traslocarlo” con un progetto che lasciò molta incertezza e parecchie derisioni popolane. Poichè l’idea prevalente era di buttare giù il campanile ed egli garantiva che le spese per il trasporto non avrebbero superato le 200 lire di Piemonte, si decise di  lasciare fare al Serra per divertirsi nell’osservare cosa avrebbe combinato. Giuseppe Serra era un semplice muratore nato a Crescentino da Giovanni Battista e Maria Caterina Boschetto il 4 dicembre 1734. Non risulta che avesse neppure frequentato una scuola, ma a trentacinque anni era già capomastro e in un contratto del 13 luglio 1771, stipulato presso il notaio Curino, si legge che il “maestro da muro Crescentino Serra” si impegnava a costruire una casetta a tale Domenico Beniglia per la somma di seicento lire. Probabilmente ciò che allora chiamavano un “semplice muratore”, si potrebbe oggi definire un valido “architetto” che allora lo si poteva dimostrare con le capacità di cui qualcuno era davvero portato. Il Serra aveva già ottenuto dal comune vari compiti riguardanti la pulizia della Torre Civica, la realizzazione del ponte in mattoni sulla Roggia di Porta “Pareto” e i crescentinesi, non ne conosciamo la ragione, lo avevano soprannominato “Scottone”.

 

Il rettore del Santuario, Teodoro Peruzia, ascoltò il Serra che gli esponeva il progetto per il campanile. L’operazione era abbastanza credibile perchè il Serra, l’anno precedente, aveva avuto un’idea altrettanto rivoluzionaria che consentì di trasportare di circa due metri l’altare maggiore della Chiesa di San Bernardino. Qualcuno, esperto di problemi di architettura, accertò poi che era stato più difficile trasportare quell’altare, considerandone la massiccia e complicata struttura, che far muovere il campanile. Crescentino visse un gran fermento e molti si adoperarono per trasportare legna e travi indispensabili per l’operazione. Già nell’autunno precedente il Serra aveva preparato le nuove fondamenta nel punto in cui il campanile sarebbe dovuto essere stato collocato, poi provvide un’armatura di travi in legno. Durante il trasloco, si legge nel registro degli Ordinati  del 1776 dell’Archivio Civico di Crescentino, Giuseppe Serra fece salire il figlio primogenito, Filippo, perchè suonasse le campane e annunciasse in questo modo, che la delicata operazione era in corso. Alcuni, davanti a quel prodigio architettonico, parlarono di “Autentico Miracolo”; altri, che in chiesa avevano ferventemente pregato perchè tutto si svolgesse “per il meglio e senza rovina”, dissero che si era trattato di una “celeste magia”, all’interno del quale aveva operato Giuseppe Crescentino Serra.

 

Nell’archivio storico di Crescentino il trasloco del campanile è descritto minuziosamente: “Rotte ed aperte le quattro facciate del muro alle radici del campanile sino a fiore di terra da parte a parte per l’altezza di once diciotto caduna, di modo che rimase il medesimo appoggiato solo sopra i quattro angoli. Introdotti nell’apertura dalla mezzanotte a mezzodì verso dove doveva instradarsi, due travi, a’ quali stavan già collocati lateralmente, e paralleli in fuori del campanile, due altri ordini di travi, e di tutta quella lunghezza, e distesa richiesta della permanenza, cammino e nuova dimora al luogo del trasporto, per cui ne stava pure il sito nuovo preparato colle preventive ed opportune fattevi fondamenta. Formossi un secondo strato di travi congegnati dissopra a primi nel medesimo modo per lungo, stato prima guernito il primo strato di rotoli di legno del diametro d’once tre e mezzo caduna, sopra quali trovossi situato questo secondo strato. Passati altri due travi più curti dei suddetti, dall’apertura di levante a ponente, e collocati sopra il suddetto secondo strato si formò una crociera. Assicurossi il vacillamento del campanile con otto puntali, cioè due per caduna facciata, rassodati al piede sopra caduno de’ travi, che formavano la suddetta croce, e per sopra appoggiati con maestria a due terzi del campanile. E per ultimo tagliati gli angoli, e così distaccata la mole dalle sue fondamenta, fecesi diagonalmente passare sotto caduno d’essi un pezzo di trave, che tutti e quattro si trovavano sopra il secondo strato come sopra. Tale era la formazione del palco, sopra cui baldanzoso comparve, e rotolò felicemente il campanile, attesa la cadenza di un’oncia, che avevano i travi di sotto, siccome barca, che corre sull’acqua, ed andò alla sua meta, ricevendo l’impulso, ossia strascinato essendo per davanti col mezzo d’un trave alzato perpendicolarmente, la cui punta poggiava rasente in terra per contro un tavolone, che teneva li travi uniti del primo strato, e legato attorno un cordone a due piedi di distanza da terra, faceva le veci d’una leva guidata  da quattro corde circonvolte a simile numero d’argani maneggiati da otto in dieci uomini caduno, e siccome la forza della leva agisce a tratti, così a seguiti tratti raccoglievansi le quattro corde, ben inteso che il capo del trave veniva guidato, e stava con altra corda allaciato al campanile stesso, ed in meno di un’ora fu eseguito il trasporto alla presenza d’un quasi innumerabile popolo tanto del paese, che forestiere, e sin avanti le feste  pasquali di quell’anno, fu totalmente disarmato, e sodamente fisso”.

 

Dai dati contenuti nella cronaca settecentesca sullo spostamento si desume che il campanile era alto 21,57 metri rispetto ai 26,50 metri attuali. Una testimonianza attesta la precedente posizione del campanile: la dima bronzea incastrata nel pavimento, a destra della porta d’ingresso, segna l’angolo relativo alla sua primaria collocazione. Il fatto naturalmente ebbe anche vasta risonanza a Torino, dove si stava studiando la possibilità di spostare la Torre Civica, che con la sua sporgenza verso via Dora Grossa (oggi via Garibaldi) causava non pochi inconvenienti. Sentendo raccontare il “Prodigio” di Crescentino”, ne era nata l’idea di spostarla, così il Serra venne convocato a Torino per esaminare la Torre ed eseguì il progetto per l’eventuale trasloco. Il piano risultò piuttosto laborioso, anche se ebbe i complimenti del Beccaria, sempre disponibile per gli esperimenti più coraggiosi, ma in definitiva non se ne fece nulla. Occorreva infatti troppo spazio per poter muovere l’alta torre e poi adagiarla nella sua nuova sede. Sarebbe stato perciò necessario demolire alcuni palazzi, in un’impresa difficile e anche molto costosa. Vittorio Amedeo ringraziò il Serra che se ne tornò a Crescentino con una “pensione” e con la “Nomina a supervisore delle fortificazioni di Torino”. Giuseppe Serra morì a Crescentino il 21 agosto 1804 e venne sepolto nel vestibolo del Santuario della Madonna del Palazzo. In una iscrizione, composta a Roma, Serra venne definito “Religioso, Integro, Caro a Tutti”. Nel 1846 invece il concittadino Gaspare De Gregory ne fece trasportare i resti nel campanile e in quell’anno i crescentinesi vi eressero un busto di marmo eseguito dallo scultore torinese Angelo Bruneri. Sulla lapide sepolcrale venne incisa l’epigrafe di Eugenio Rezza: “Crescentino Serra Crescentinese trasportando con raro sforzo d’ingegno questo campanile il 26 marzo 1776 levò in grande onore la patria la quale con largizioni spontanee questo monumento al cittadino ingegnosissimo poneva onde non frodare se stessa dalla laude di colta e gentile”.

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