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ALESSANDRIA. Donna morta in casa, incidente o gesto anticonservativo?

Carabinieri
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Un incidente domestico o un gesto anticonservativo. Sono queste le due ipotesi che prevalgono per la morte di Emanuela Baretto, 43 anni, trovata ieri senza vita nella propria abitazione ad Alessandria. La donna aveva una grossa scheggia di vetro infilata in una gamba (l’arteria è stata recisa) e nell’alloggio c’era una vetrata in frantumi.
I carabinieri hanno svolto indagini per l’intero arco della nottata. Baretto è morta in un appartamento in via della Cappelletta 41, nel quartiere Orti. Era laureata in psicologia (con 110 e lode) ma seguiva delle terapie e non risulta che esercitasse la professione. Le sue abitudini di vita erano insolite: di giorno dormiva, per uscire la sera e rincasare nelle prime ore del mattino.
La residenza anagrafica era dalla parte opposta della città, in via Lanza. In via Cappelletta occupava un alloggio di proprietà dell’ex fidanzato, il quale, ieri, non è riuscito a contattarla e, preoccupato, ha chiesto al proprio fratello di andarla a trovare.

“Mi hanno chiamato i carabinieri di Alessandria dicendomi che mia                 sorella Emanuela è stata trovata morta in casa sua. Domani sera dovevamo festeggiare insieme il suo compleanno. Vedremo come indagheranno sulla morte”. Sono le parole che Cristiano Baretto, fratello della donna trovata morta in casa ad Alessandria, ha affidato a Facebook.
Emanuela era vicino alla porta del bagno, fra vetri e sangue.
Una finestra era rotta. L’autopsia accerterà le cause del decesso. Al momento si escludono responsabilità di altre persone.
La donna aveva la disponibilità dell’appartamento al piano superiore di una palazzina in via della Cappelletta, dove vive Antonio Pepoli, dirigente medico. Al piano di sotto, il fratello Daniele, di professione tassista. Sarebbe stato lui, ieri sera, a dare l’allarme. Contattato da Antonio che non riusciva a parlare con Emanuela, avrebbe poi chiesto l’aiuto di 118 e carabinieri. “Ho trovato l’ambulanza e mi hanno detto che era morta”, le poche parole dell’uomo, ritornato questa mattina con il suo taxi in via della Cappelletta dove gli investigatori hanno apposto i sigilli. “Personalmente – raccontano le vicine – non la conoscevamo, a differenza della famiglia Pepoli, compresa la mamma, che però da qualche tempo vive altrove. A quanto ci risulta era psicologa anche lei. Ieri sera non ci siamo rese conto che potesse essere successo qualcosa di così grave, pur preoccupandoci di fronte a quel viavai continuo di sirene e macchine delle forze dell’ordine. Da ‘non addette ai lavori’ chiediamo a inquirenti e investigatori di approfondire il più possibile, di non chiudere troppo in fretta l’ennesima morte di una donna. Al di là delle conferme sui presunti problemi di salute della donna, si cerchino e si indaghino tutte le possibili ragioni e cause di quanto accaduto”

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