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ASTI. Morto Lorenzo Gancia, spumantiere che guardava a futuro

Tavola rotonda su "Quale futuro della candidatura Unesco per Langhe Monferrato Roero?" a Canelli presso Canelli Club Gancia, sabato 21 luglio 2012. Saluto introduttivo del Dott. Lorenzo Vallarino Gancia.
Tavola rotonda su "Quale futuro della candidatura Unesco per Langhe Monferrato Roero?" a Canelli presso Canelli Club Gancia, sabato 21 luglio 2012. Saluto introduttivo del Dott. Lorenzo Vallarino Gancia.

Lo spumante italiano perde uno dei suoi ‘padri’. E’ morto circondato dai vigneti della sua Canelli, nell’Astigiano, Lorenzo Vallarino Gancia. Capitano d’industria, 87 anni, è stato il proprietario della Gancia fino alla cessione nel 2012 alla società Russian Standard, era il decano della storica famiglia di imprenditori vinicoli. Ha dedicato la vita al vino piemontese, portando il metodo classico italiano in tutto il mondo, e alle colline del Monferrato, dal 2014 patrimonio vitivinicolo Unesco con Langhe e Roero anche grazie al suo impegno.
Uomo dalla “grandissima intelligenza, ironia e sensibilità”, come lo ricorda il fondatore di Eataly Oscar Farinetti, ha avuto “un ruolo importante nella crescita economica italiana, sia come industriale sia come rappresentante dell’associazionismo di categoria”, sottolinea il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, che rende omaggio anche al suo “alto profilo morale”. Era “simbolo del successo dello spumante piemontese – aggiunge l’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, Giorgio Ferrero – e la sua azienda punto di riferimento per il mercato della spumantizzazione italiana”.
“Grazie a lui, Canelli può considerarsi la capitale italiana dello spumante, dove nel 1865, nella cantina di famiglia, venne prodotto il primo metodo classico italiano”, sottolinea Filippo Mobrici, presidente del Consorzio Land of perfection dei vini del Piemonte. Legato alla sua terra, alle radici contadine e al suo passato, il conte Lorenzo Vallarino Gancia è stato un pioniere illuminato dell’imprenditoria. Primo presidente nazionale dei Giovani industriali di Confindustria, è stato vicepresidente di Confindustria, con delega ai rapporti esterni, e consigliere delegato del quotidiano Il Sole 24 Ore. Amico dell’Avvocato Agnelli, compagno di scorribande automobilistiche giovanili, i cavalli erano la sua grande passione insieme con l’Argentina, dove trascorreva sei mesi all’anno fino a quando la salute glielo ha permesso.
Legato alla tradizione, sapeva anche guardare al futuro.
Quello della sua azienda, che non esitò a vendere quando capì che una sola famiglia non avrebbe retto alla competizione globale. E quello del vino prodotto nella piccola cittadina spumantiera di Canelli, percorsa da centinaia di chilometri di cunicoli sotterranei, le ‘cattedrali’ dalle quali è partita l’idea della candidatura dei paesaggi vitivinicoli a patrimonio dell’umanità. Qui, dove le distese dei filari raccontano storie di generazioni, di malora e fortune, lo ricordano in molti.
“Quasi duecento anni fa le nostre famiglie hanno iniziato un percorso che ha donato all’Italia uno dei suoi prodotti simbolo nel mondo”, dicono Pia, Polina e Gigi Bosca, sesta generazione alla guida di una delle più antiche case spumantiere canellesi.
“Ha saputo dare molto al nostro territorio. Per Canelli e per tutto l’Italia è un giorno triste”, dice Marco Gabusi, sindaco del paese e presidente della provincia di Asti. Ed anche se oggi la cantina ultracentenaria che porta il suo nome è di proprietà della società Russian Standard, i vini prodotti a Canelli continueranno a raccontare la storia di questa terra a ogni brindisi con le bollicine italiane.

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