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CHIVASSO. Sotto i portici l’appello di nonna Gina: “Voglio tornare in Romania”

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Il sorriso non lo perde mai. Nemmeno quando l’umore è più nero del solito e i forti dolori non le danno tregua.

Buongiorno signora, che Dio ti benedica…”. “Ti ringrazio di mio cuore, mia cara…”.

Chi non le mai sentita pronunciare queste parole sotto i portici di via Torino?

E’ Vergina Berjan, ma tutti la conoscono come Nonna Gina.

Ha 64 anni ed è originaria di Alba Iulia, città della Transilvania, in Romania. E’ in Italia da quindici anni.

Dall’altra parte del mare, ha lasciato una vita difficile.

Una separazione da un marito che la picchiava e la trattava male. La perdita del lavoro e pure della casa. Ha deciso di partire verso il nostro paese con la speranza di trovare un futuro migliore. Con un bagaglio pieno di sogni in una mano ed un figlio nell’altra è arrivata a Torino. Lui, ormai adulto, vive a Roma.

Da cinque anni, ogni mattina,dal lunedì al sabato, Nonna Gina si siede nella centralissima via Torino, tra la panetteria e la  pasticceria Piccoli.

Chiede l’elemosina, rannicchiata su quella sediolina grigia, avvolta sempre da una coperta, per proteggersi dal freddo.

Ha un carrellino rosso, che porta sempre con sè. Lì dentro conserva quei pochi averi che ha. Qualche vestito e due, tre pacchi di pasta che ogni tanto qualche anima buona le regala. Davanti a lei, una ciotolina ed un pezzo di cartone con su scritte due righe con la richiesta d’aiuto.

Ho fatto tanti lavori, dalla badante alla contadina, alla signora delle pulizie – ci racconta la sua storia, una briosche in mano -. Poi mi sono ammalata. Non posso fare sforzi perchè mi sono rovinata la schiena sollevando un anziano, ho problemi di cuore ed anche al pancreas”.

Ci mostra il referto del medico, dice anche che ha alcuni noduli nel polmone ed il fegato ingrossato.

Devo prendere tante medicine – spiega -, ma non me le posso permettere perchè non ho nemmeno la pensione. Me le regalano alcune persone che hanno fatto amicizia con me. Anche avessi i soldi per pagarle, non potrei prenderle lo stesso perchè non sono iscritta al vostro sistema sanitario”.

Lo stesso vale per le visite mediche. “C’è una signora che ogni tanto mi accompagna dal suo medico per fare gli accertamenti”.

Ma Nonna Gina non abita a Chivasso.

La sua “casa” è una “baracca tre metri per due” in Lungo Stura Lazio, a Torino. Per qualche mese, appena arrivata, ha provato a dormire in un dormitorio, sempre a Torino, ma si è trovata a condividere la stanza con uomini poco raccomandabili, violenti. Se n’è andata perchè aveva paura.

La stessa che l’ha spinta a venire fin quaggiù a chiedere l’elemosina.

Prende il treno tutti i giorni, pagando regolarmente il biglietto. Arriva alle 6.30 e torna a casa a mezzogiorno. All’una nei giorni di mercato, il mercoledì ed il sabato.

Piega la testa e chiede aiuto a quelli che stanno meglio di lei. Sono pochi, però, quelli disposti a darle una mano.

Mi aiutano soprattutto le persone che capiscono la mia condizione, persone che magari hanno difficoltà economiche e che sanno cosa vuol dire doversi arrangiare con poco. Mi lasciano qualche moneta, un po’ di pane, della pasta. Mi rispettano e sono gentili con me. Cercano di fare quello che possono per darmi un aiuto. Chi sta bene, invece, non mi guarda neppure”.

Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

Tutte le attenzioni della città sono rivolte, a sua detta, ai richiedenti asilo.

Ce ne sono davvero tanti qui. E anche la Chiesa pensa solo a loro. Mi ha aiutato solo una volta, con un po’ di pasta. Poi più nulla”.

Ma Nonna Gina il sorriso non lo perde mai e regala belle parole a chi si ferma a chiacchierare con lei.

Lei, così sincera e onesta, accetta il suo dolore, perchè c’è chi sta peggio. “Guarda Gesù come ha sofferto per tutti noi, morendo in croce”.

Eppure Nonna Gina ha un sogno. “Tornare nella mia Romania e passare lì gli ultimi giorni della mia vita. Vorrei farlo già adesso, ma non ho i soldi per una casa”. In Transilvania fa molto più freddo e vivere in strada è impossibile.

Faccio un appello al buon cuore della gente. Con un piccolo aiuto, una piccola donazione”. Chi volesse farlo, può contattarla al 389 100 54 64, versare qualcosa sul conto IT 11003069667684510, o andare a trovarla in via Torino.

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