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CHIVASSO. Profughi ai Torassi nella casa parrocchiale, ma i parroci non ne sanno nulla

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A Chivasso è in arrivo una nuova ondata di migranti, che vanno ad aggiungersi ai 38 già presenti in città. Quanti, ancora non si sa. Ma dove verranno ospitati, questo è chiaro ed è sulla bocca di tutti da qualche giorno ormai: nella casa parrocchiale di frazione Torassi, sede di Odissea 33 almeno fino al 2018, quando scadranno i termini della convenzione tra la diocesi di Ivrea e l’associazione che, da statuto, si occupa della “promozione della crescita umana e dell’inserimento sociale di quanti, specialmente minori, vivono in situazioni di bisogno o di emarginazione”.

Sono queste le uniche informazioni certe. Tutto il resto è nebbia.

Anche se già si intravede una polemica grossa come una casa tra la Curia e l’amministrazione comunale del sindaco Libero Ciuffreda.

Sentite un po’ qua.

Non ne sappiamo nulla – scuote il capo don Giampiero Valerio, parroco di Castelrosso e della Chiesa della Madonna del Santo Rosario, al Borgo Sud Est, responsabile della comunità della frazione -. A noi nessuno ha detto niente. Nè dall’associazione, nè dal Comune”.

Chi ne può sapere qualcosa è don Giampiero, ma se non ne sa nulla nemmeno lui vuol dire che anche noi ci fermiamo alle chiacchiere che si sentono in giro – aggiunge don Tonino Pacetta, responsabile amministrativo delle parrocchie chivassesi -. C’è un comodato d’uso della casa parrocchiale ad Odissea 33 che scade tra qualche mese, da quel che mi risulta. La mission dell’associazione mi pare fosse un’altra, non sappiamo se sia fattibile o meno ospitare dei migranti, ma tant’è… Verranno fatte delle verifiche”.

Ma c’è qualcuno che ne sa qualcosa, nella città dei nocciolini e delle facce ‘d tola?

Evidentemente sì e sta seduto al primo piano di Palazzo Santa Chiara.

Stiamo lavorando a questo progetto di accoglienza con Odissea 33 – conferma, e spiega, l’assessore alle Politiche Sociali Annalisa De Col -. L’associazione in questo momento non sta ospitando alcun bambino in affido così, a novembre, quando s’è iniziato a parlare dell’arrivo di nuovi migranti in Piemonte, abbiamo cominciato a ragionare su questa opportunità. L’idea sarebbe quella di trasferire ai Torassi le mamme richiedenti asilo con i loro bambini. In totale, potrebbero essere una decina di madri con altrettanti piccoli, ma di più non possiamo dire. Anche perché dobbiamo prima capire quanti sono i nuovi migranti che verranno trasferiti a Chivasso: la Prefettura di Torino ha comunicato che dovrebbero essere 48, ma non sappiamo se siano tutti nuovi arrivi che si vanno ad aggiungere ai 38 già presenti in città, oppure se quello di 48 sia il numero totale dei richiedenti asilo destinati a Chivasso. In questo caso, ne arriverebbero solo 10…”.

Comunque sia, un bel business per chi deve gestirlo.

La Prefettura di Torino ha appena pubblicato il bando con cui mette in moto la macchina dell’accoglienza sulla base delle quote stabilite dal ministero dell’Interno insieme con l’Anci, l’associazione dei Comuni.

L’importo dell’appalto è da capogiro: 48,4 milioni di euro per il periodo dal 1° aprile al 31 dicembre di quest’anno, 31,8 milioni di euro per i successivi 6 mesi del 2018 e altri 16,2 milioni di euro per l’ulteriore proroga di tre mesi. Totale: 96,5 milioni di euro che corrispondono ai 35 euro al giorno per ogni profugo accolto.

Attenzione, però: si tratta di soldi che non finiranno ai richiedenti asilo. I migranti si dovranno accontentare del “kit di fornitura per gli ospiti”: lo stretto necessario per l’igiene personale (un dentifricio, uno spazzolino, un pettine, carta igienica, una confezione di sapone liquido, uno shampoo) e il “pocket money”, ossia 2,50 euro al giorno per persona oppure 7,50 euro per nucleo familiare.

Società ed imprenditori interessati – compresa Odissea 33, evidentemente – per partecipare al bando devono presentare domanda entro il 3 marzo.

Ma non è questo il solo punto della faccenda.

L’antefatto che sta dietro alla notizia dell’arrivo dei profughi ai Torassi è che c’è un’amministrazione comunale che tratta con un’associazione di un progetto per la casa parrocchiale senza discutere con la proprietà della casa parrocchiale stessa. Ossia con la diocesi.

Lo slancio dell’amministrazione Ciuffreda pare non sia stato accolto con piacere dalle parti di piazza Castello a Ivrea. Al Vescovo Monsignor Edoardo Cerrato o ai suoi collaboratori sarebbe stata gradita almeno una telefonata di cortesia da Palazzo Santa Chiara, giusto per informarli dell’iniziativa. Ma tant’è…

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