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CHIVASSO. Roggia campagna. Acqua pubblica o non pubblica? Il sindaco Castello non lo sa…

 

Tutti esultano per l’ordine del giorno “No Wastend e no ampliamenti” approvato all’unanimità dal Consiglio comunale lunedì 31 luglio. Un entusiasmo giustificato? Un ordine del giorno serio? O almeno in parte il prodotto dei furbetti della maggioranza?

Intendiamoci, la cosa importante, decisiva, condivisibile, è l’impegno a inviare a Città Metropolitana il parere negativo del Comune al progetto Wastend e la contrarietà alla realizzazione di altre discariche e inceneritori nel territorio comunale.

Però questo parere negativo il sindaco Claudio Castello, da solo o con la sua giunta, poteva già esprimerlo quindici giorni fa, senza aspettare il consiglio comunale. I Comuni di Torrazza, Verolengo e Rondissone, appena conosciuto il progetto di ampliamento della discarica torrazzese, hanno

subito firmato il parere negativo con tanto di delibera di giunta. Perché il sindaco di Chivasso ha aspettato? E adesso l’ha mandato oppure non ancora?

Inoltre l’ordine del giorno contiene un po’ di furbetterie. Ne scriviamo in un altro articolo.

Cominciamo con l’ultimo punto dell’ordine del giorno, quello che impegna sindaco e giunta a “riesaminare con i propri uffici, con gli uffici metropolitani e regionali la controversa questione della ‘natura pubblica’ della roggia Campagna lungo tutto il suo percorso”.

Ma quale “questione controversa”? La roggia Campagna, nome ufficiale “Bealera di Chivasso e Montanaro”, è sempre stata “acqua pubblica”. Finché il Comune di Chivasso, il Comune e non altri, dal 2014 ha cominciato ad avanzare dei dubbi ingiustificati, e a chiedere a Città Metropolitana e alla Regione di considerarne non pubblico almeno un tratto. Guarda caso quello che passa lungo le discariche o lungo il terreno Chind destinato all’impianto di riciclo rifiuti compreso nel progetto Wastend, progetto appunto presentato per la prima volta nel 2014.

Dico che è sempre stata considerata acqua pubblica perché ci sono atti pubblici di almeno un secolo fa per i quali la Bealera o roggia è “acqua pubblica… in tutto il suo corso”. Dalla presa nell’Orco a Montanaro fino alla foce nel Po in regione Poasso/Arianasso, a Castelrosso. Vedi il Regio Decreto del 1919 e quello del 1933, il n. 1775. La Bealera di Chivasso e Montanaro si trova al n. 369 dell’elenco provinciale delle “acque pubbliche”.

Non mi risulta che in passato quella definizione sia mai stata contestata, né dal Comune di Chivasso né da altri. Non c’è mai stata una “questione controversa” appunto fino al 2015, quando il Comune manda una prima lettera a Città Metropolitana nell’ambito del procedimento Wastend. E poi una seconda alla Regione come contributo alla stesura del nuovo Piano Paesaggistico Regionale, che il consiglio regionale discute proprio in questi giorni.

In quelle due lettere il Comune chiede che almeno un tratto di roggia venga declassato a acqua non pubblica. A supporto della richiesta cita due sentenze del TAR del 2001. Prima di tutto quelle sentenze non hanno specificamente ad oggetto la natura pubblica o non pubblica della roggia.

Per cui mi chiedo se citarle sia pertinente. Le due sentenze tuttavia della roggia si interessano e affermano una tesi bizzarra: una tesi che suona assurda a chiunque conosca la zona. E Castello e Barengo la zona la conoscono bene, per non parlare dei poglianesi.

La tesi dei giudici amministrativi è la seguente. Roggia Campagna e Bealera di Chivasso e Montanaro non sono un’unica roggia con due nomi. Sono due distinti corsi d’acqua. Uno è la roggia Campagna, scorre lungo le discariche, e non è acqua pubblica. L’altro è la Bealera di Chivasso e Montanaro ed è acqua pubblica. Ma la nostra domanda è: dove passa questo secondo corso d’acqua? Qual è il suo percorso? Quali frazioni tocca visto che a Pogliani non passa? In quale fiume sfocia? Si inabissa nella madre

terra? Torna indietro in salita verso il Gran Paradiso? Non si sa. Non si sa semplicemente perché questo “altro” corso d’acqua non esiste. Ne esiste uno solo, ha due nomi, corre lungo le discariche, ed è acqua pubblica, vedi i Regi Decreti e documenti antecedenti e successivi. Tutti documenti citati nell’accuratissimo studio di 80 pagine, composto da un esperto, che parte da carte di qualche secolo fa, e che gli ambientalisti hanno sottoposto più volte al Comune, alla Provincia e alla Regione.

E poi, caro Castello, ti vorremmo porre qualche domanda. Se ci sono due rogge distinte allora dovrebbero esserci due manutenzioni. Invece ce n’è una sola, eseguita dal Consorzio roggia San Marco e roggia Campagna…  Ecco, caro Castello, chiedi ai suoi dirigenti chi effettua la manutenzione dell’ “altra” roggia, e vedrai quanto rideranno…

Se ci fossero due rogge, ci sarebbe grosso modo un numero doppio di ponti. Dei quali dovrebbe essersi occupato per sei anni proprio un assessore ai lavori pubblici di nome Claudio Castello (lo conoscete?). Ebbene, dove sono questi ponti?

E se ci fossero due rogge, dovrebbero esserci due foci. Una la conosciamo: nel Po in regione Passo / Ananasso. E l’altra foce dov’è? A meno che, addolorate dalla lunga separazione, le due rogge confluiscano in qualche punto del territorio chivassese. In quale punto, cari Castello e Barengo?

“Questione controversa”? Ma fateci il piacere…

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