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CIRIÈ. All’ospedale di Ciriè è il Far west

Ospedale di Ciriè
Ospedale di Ciriè

Ospedale di Ciriè nuovamente sotto i riflettori .

Ad un solo giorno di distanza dall’episodio avvenuto sabato 1 aprile, dove un uomo stanco di aspettare  in coda in attesa del suo turno al pronto soccorso perde la pazienza e dopo aver aggredito una infermiera, non contento, si accanisce contro il vetro dello sportello del Triage ( accettazione al DEA) distruggendolo e creando non poco panico tra gli altri utenti in attesa in sala e tra il personale  stesso, ecco che si torna a parlare della sicurezza all’interno del presidio ospedaliero. Già, perchè a sole 24 ore scarse di distanza ecco un nuova ed inquietante aggressione perpetrata ancora una volta ai danni del personale ospedaliero . 

Nel pomeriggio di domenica 2 aprile nei Sotterranei,  al piano -1  ove sono ubicati parte dei servizi, e non di poca importanza, offerti all’utenza del territorio tra cui il laboratorio analisi, e la guardia medica, l’anatomia patologica, sala preparazione al parto, il servizio sociale (ubicazione non certo perfetta dal punto di vista sicurezza preso atto che non esistono telecamere, non vi è personale addetto alla security  e che dalle ore 15.00 del pomeriggio dei giorni feriali lo stesso luogo diventa pressocchè deserto figuriamoci durante la notte o nei giorni festivi  quando il personale della guardia medica in servizio ( molto spesso composto da giovani medici ed infermieri neo laureati)  viene abbandonato senza nessun tipo di controllo e di aiuto in caso di situazioni che mettano a rischio la loro stessa incolumità in quella parte di ospedale così isolata dal resto della struttura; (quanto descritto non è che una semplice esposizione oggettiva della situazione).

Infatti, tornando al pomeriggio di Domenica 2 aprile, proprio in quei sotterranei , una dipendente dell’ASL terminato il suo lavoro, mentre si apprestava a tornare alla propria vita familiare, è stata aggredita verbalmente e con pesanti minacce da un pluritossicodipendente e pluripregiudicato sottoposto a misura di sorveglianza speciale da parte delle forze dell’ordine perchè ritenuto soggetto socialmente pericoloso; fortunatamente la presenza del marito dell’aggredita in attesa dell’uscita dal lavoro della consorte ha impedito che la situazione degenerasse trasformandosi da violenza verbale in qualcosa di più visto lo stato confusionale e di forte alterazione del soggetto già noto sia ai carabinieri che alla magistratura.

Scongiurato il primo attacco, l’aggredita si reca al piano terra presso il reparto di pronto soccorso dove avvisa  i colleghi dell’accaduto  e dove insieme viene richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. 

Mentre veniva relazionato tutto agli ufficiali della pattuglia intervenuti in loco, l’aggressore ancora in stato di forte agitazione, non ancora soddisfatto, si accanisce nuovamente con  nuove ed esplicite minacce contro il marito della dipendente  già oggetto  precedentemente delle sue attenzioni e il tutto nella sala di attesa del pronto soccorso dove al momento erano presenti più persone/utenti tra cui bambini .

A quel punto è stato chiesto agli ufficiali di allontanare immediatamente il soggetto pericoloso ed aggressivo dalla struttura ospedaliera ricevendo per contro  risposta negativa  che lascia a dir poco perplessi “ Abbiamo le mani legate”!…    a quanto sembra, ( e pare non sia l’unico caso interno all’ospedale di Ciriè), il soggetto pericoloso protagonista della duplice aggressione, essendo senza fissa dimora, ha lasciato come prevede la legge per le persone soggette a sorveglianza speciale da parte del tribunale, come domicilio di reperibilità  l’ospedale stesso all’interno del quale ( assurdo) vive oramai da parecchio/troppo tempo…

Il personale medico, infermieristico e tutti i dipendenti in forza al presidio di Ciriè sono estenuati dalla situazione di costante abbandono e pericolosità in cui si vengono a trovare ormai troppo frequentemente; in tutto ciò,   l’eterna criticità, il sovraccarico di utenza, le lunghissime attese da parte degli utenti che si rivolgono al presidio non aiuta certo un clima disteso all’interno del quale lavorare e fornire la propria professionalità  in tranquillità e sicurezza personale…non dimentichiamo che a pochi KM di distanza abbiamo una struttura , l’ospedale di Lanzo T.se con potenzialità enormi deliberatamente non sfruttate che potrebbero alleviare in maniera sostanziale e duratura le sofferenze di tutto il territorio, dagli utenti al personale degli ospedali ma bisognerebbe volerlo davvero! 

La direzione sanitaria sembra sorda alle continue richieste di adeguamento e sicurezza  che gli vengono presentate costantemente dagli stessi dipendenti… nulla di troppo grave è ancora successo ma la situazione sta ormai degenerando di giorno in giorno ….cosa deve succedere perchè vengano prese le giuste misure di sicurezza a tutela dei lavoratori ???

E’ il caso di ricordare che i Sindaci sono i garanti della salute dei propri cittadini (lo dice la legge) ed hanno il potere di controllo e giudizio sull’operato del direttore generale delle ASL… ma forse lo hanno dimenticato ???… 

E’ di qualche giorno fa l’ennesima proposta pubblicata dalla stampa locale da parte dell’ AIOP- Associazione degli imprenditori privati della Sanità verso l’Assessore Saitta e supportata anche da imprenditori interessati direttamente al Nostro territorio  dove viene chiesto di dare la possibiltà ai privati di sostituirsi  alla Sanità Pubblica,  ( con reparti di Emergenze-Urgenze ) per interessi che di pubblico non hanno che la parvenza, cavalcando l’onda dei continui disservizi da parte della sanità pubblica.

  La sanità è dei cittadini, abbiamo strutture pronte per essere potenziate e rimanere di proprietà collettiva ed il presidio di Lanzo ne è l’esempio concreto… E’ ora di smetterla di far finta che non si possano risolvere i problemi dei Nostri Ospedali pubblici per giustificare la privatizzazione e soprattutto favorire  gli interessi subdoli di qualche privato… 

Movimento 5 Stelle 

Valli di Lanzo

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