Fabrizio Bacolla

Curiosità Storiche di: Fabrizio Bacolla

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IL MARCHESE DE SADE IV PARTE

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Con la solita complicità del domestico , il De Sade, suo padrone, si trovano il 27 luglio 1772 a Marsiglia. Quattro figlie “files de joes”, subiscono le solite sevizie; una di esse che assaggia i confetti all’anice che gli sono stati offerti dal nostro, ha una specie di mancamento e le sue compagne, messe sull’avviso, respingono la bomboniera d’oro, quando vengono a loro volta invitate a servirsi. Verso sera, il De Sade si reca in casa di Marguerite Coste, una donna conosciuta per i costumi liberi, le offre i soliti confetti e e insiste affinchè ne mangi, con il risultato di farla cadere stramazzata al suolo semisvenuta. Si attua così orrore e nefandezza come sempre. De Sade si rifugia nella casa della suocera, che acconsente di nasconderlo per amore della figlia. L’infame marchese la ricompensa insidiandole l’altra figlia. Renèe, invece, continua a girare da un ufficio all’altro e dall’ufficio di un alto magistrato della reggia, tenta invano di ottenere un’udienza dal re. Prega, supplica e si fa garante dell’onestà del marito. Si umilia nelle lacrime e intanto Donatien prepara la fuga con la cognata.
Per amore di legge, mentre il marchese tenta la riparazione, la “Chambre des Vocasion” del Parlamento di Provenza lo giudica per i fatti di Marsiglia e lo condanna a morte per tentato avvelenamento e sodomia. Ma visto che la magistratura non riesce a rintracciarlo, si accontenta di decretare che essa venga applicata in contumacia il 12 settembre sulla Place des Precheurs, ad Aix-en-Provence. Ostinata nel difenderlo, la moglie riuscirà ancora una volta ad ottenere la grazia. . Ma la suocera, nonostante la pena capitale viene annullata perchè la vittima dell’avvelenamento è guarita perfettamente. Riesce a far sì che il Re di Sardegna fermi il reo al primo tentativo di rientrare in Francia, mandandolo a meditare nella ben munita fortezza di Miolans, una fortezza che poteva dar molti punti alla famigerata Bastiglia. Quanto ad Anne Prospère, entra in convento dove diventerà canonichessa.
Di fronte a gesti simili qualunque moglie reagirebbe con collera, Renèe invece ricerca dentro di sè insistenti mancanze per giustificare i crimini del marito, mentre invece curva ancora una volta il capo oppressa dall’avvilimento quando recatasi a trovarlo si sente investire, come se lei fosse colpevole di immondi trascorsi e lui il martire purissimo della sua condotta. D’accordo con la madre, una volta tanto sollecita di risparmiare il marito, lei si sente investire come se fosse colpevole di immondi trascorsi e lui il martire di dellla sua condotta. D’accordo con la madre sollecita di risparmiare il genero una morte infamante per amore dei nipoti. Dopo una lunga prigionia, Renèe lo fa nuovamente liberare. Però con l’oscuro episodio delle quattro ragazzine chiamate come domestiche al castello, dal solito servo complice e sfuggito da nuovi orrori di cui non resta traccia negli incartamenti della corte che ebbe ad occuparsene. Però tanto basta a Luigi XVI spedire il “divin marchese” a Vincennes, dove resterà per sei anni. Tradotto alla Bastiglia nel 1784, dopo un fallito tentativo di evasione fallito comincia a scrivere libri di diverso genere.
Pochi giorni prima del 14 aprile 1789, in un’acua crisi di follia, affacciatotosi alla finestra si mette ad urlare che è arrivato l’ordine di sgozzare tutti i prigionieri, ciò fa sì  che  si decida il suo trasferimento al manicomio di Charenton, da dove inizierà lo scoppio della Rivoluzione. Egli si infiltra tra i padroni della situazione, componendo opuscoli veementi e tracciando piani politici. Condannato a morte l’8 Termidoro dell’anno II, dovette al disordine che regnava nei registri delle varie prigioni la salvezza. Il carnefice con il suo nome era andata perduta, così non ebbero modo di mandarlo alla ghigliottina. Fu il Primo Console a farlo rinchiudere nuovamente nel nosocomio di Bicetre. A Charenton, negli ultimi undici anni di vita, andò sempre declinando, nei quali scriveva opere nere, oppure organizzava recite tra i ricoverati, trascorrendo le ore in giardino a strappare fiori dal giardino o a strappare fiori dal ramo per sprofondarli nel fango di un rivoletto d’acqua proveniente dalle cucine.
A volte faceva subire lo stesso trattamento a interi cesti di rose, le più belle, le più profumate, le più costose. Dopo averne sentito per un attimo l’intenso loro profumo, la sua risata, in quei momenti, era orribile ad udirsi…

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