Fabrizio Bacolla

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MEMORIE DI UN ANTIQUARIO (I)

cariatidi

Imparai a fare l’antiquario dai miei genitori nel mezzanino di via La Fayette 34 a Parigi, all’insegna della bottega “Vecchia Bretagna”. Quando giunse il tempo mi iscrissi al liceo Carnot per proseguire gli studi. Mio padre era del tutto contento nello scorgere in me tanta predisposizione al mestiere, così mi diede ventimila franchi e mi allontanò dalla città dove tutti gli antiquari conoscevano il nostro nome.
Poi ci fu il servizio militare, nel corso di quei due anni, dal 1909 al 1911. Durante la ferma, nei giorni di pioggia, ci si rifugiava nel castello di Croy e la mia Compagnia, sradicava i pannelli della sala centrale per scaldarci dandogli fuoco. Fu una delle poche volte che mi misi a piangere.
Intano in una botteguccia, per venti soldi, mi imbattei in un portauovo completamente ossidato. Ma la forma e il fregio a punta di lancia mi avevano sedotto. Sul treno lo strofino e mi accorgo, con emozione incredibile, strofinandolo, che è d’argento. Quel portauovo parigino era datato 1680 e non l’ho mai rivenduto, lo conservo come una reliquia tra le mie prime scoperte, non lo lascio mai….
Fine del 1917, armata d’Oriente, poi, dopo varie traversie fui trasferito tra le alte montagne albanesi. In quel caso avevo scoperto in una chiesa alcuni meravigliosi tappeti persiani del 1500, ma il sagrestano da cui li avevo comperati venne ad implorarmi di restituirgieli: si stava addensando una bufera su di lui. Seppi poco dopo che il colonnello comandantettore, al quale li avevo fatti ammirare, se li era comperati per lo stesso prezzo.
Nel settembre del 1940, arrivando a New York con la mia famiglia e minime riserve finanziarie, mi chiedevo con ansia se avessi potuto continuare la mia professione. Mi gettai nella “caccia” corredato di un elenco di 815 ditte che potevano essere in rapporto con il mio mestiere. Sopra una porta di un negozio che gli americani solevano chiamare”semi-antique”, sopra una porta, nonostante la polvere che la ricopriva, riconosco una natura morta del 1600 e ne chiedo il prezzo. “Trenta dollari” risponde il proprietario. “Bene, lo prendo”, ridiscende con l’aiuto di una scaletta ed esclama all’improvviso: “Capisco, lei lo prende solo per la cornice, si propone di farne uno specchio. Affare fatto, ricompero la cornice per 50 dollari e lei si tenga pure il dipinto…..
Nel 1940 un altro mio acquisto fu un lampadario di ferro battuto di Jean Lamour, autore delle cancellate di piazza Stanislao a Nancy. All’esposizione che precedette la vendita, qualcuno mi aveva trovato intento a svitare qualche parte del lampadario. dopo un attento esame di un “esperto” dichiara che io sia caduto in errore. “Si”, gli dico, probabilmente hai ragione, ma forte della mia conoscenza, gli dissi “Comunque andrò su fino a cento dollari”, vedremo all’asta. Autentico mi fu aggiudicato per diciasette dollari e mezzo.

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