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OZEGNA. Pestaggio al pub, il processo riparte daccapo

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Ricomincerà daccapo il processo per l’aggressione avvenuta davanti ad un pub di Ozegna la notte del 7 agosto 2011. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione pronunciata in secondo grado nei confronti di Eros Monteu Saulat, 37 anni, di San Giorgio, accusato di aggressione, per aver ridotto in fin di vita Vladi Arber, operaio trentenne di origini albanesi.

Secondo la ricostruzione la lite era cominciata per banali motivi da bar.

Arber, sposato e padre di una bambina di 3 anni e mezzo, quella sera, probabilmente, aveva alzato un po’ troppo il gomito. Era uscito a bere in compagnia dell’amico Romeo Appino. Uscendo aveva colpito e ridotto in frantumi il lunotto posteriore di un automobile. Nessun perdono, per lui. Né la possibilità di chiudere scusa o risarcire il danno, comunque modesta.

Il proprietario del veicolo, Galdino Bornancin, avvertito dal nipote Davide Ferrari, chiamò fuori anche Monteu Saulat e Maurizio Cosso. Botte e botte. Quattro contro uno. Un massacro.

Arber, dopo essere uscito dal coma, è rimasto disabile al cento per cento, soffre di costanti crisi epilettiche. Mentre alla famiglia, assistita dall’avvocato Enrico Scolari, era arrivata una misera somma: 80mila euro come risarcimento danni per una vita distrutta e nemmeno la possibilità di costituirsi parte civile.

In primo grado Eros Monteu Saulat era già stato condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione, nell’autunno 2014 dal giudice Stefania Cugge del Tribunale di Ivrea. Sentenza più lieve rispetto ai sei anni richiesti dal Pm Ruggero Crupi, il quale aveva inoltre chiesto 2 anni e 4 mesi per il fratello, Luca Monteu Saulat, per concorso nell’aggressione, era stato condannato invece ad un anno. Entrambi, giudicati con il rito abbreviato, avevano risposto di accuse gravissime: minacce, lesioni, violenza privata, con aggravanti per il fratello maggiore.

Parallelamente era stato respinta la richiesta di archiviazione presentata dalla procura nei confronti di Davide Ferrari, Galdino Bornacin, e Maurizio Cosso, 23 anni, anche loro tutti di San Giorgio, accusatt di lesioni personali aggravate. +“Si trattò di una spedizione punitiva” scriveva a chiare lettere il giudice nelle motivazioni, sebbene il pugno fatale fu scagliato da Mounteu Saulat.

Poi, in Appello, era restata in piedi solo l’accusa di aver minacciato un testimone e la pena era stata rideterminata in una multa di 800 euro

 

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