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PONT CANAVESE. Giovannini: Non mi dimetto

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“Cinquantotto” è il titolo del libro: come le poesie che contiene e come l’età dell’autore quando, lo scorso anno, il volume  è stato pubblicato. Si tratta dell’opera più recente di Alberto Giovannini Luca, presentata a Pont a fine marzo, nell’ambito dei “Venerdì letterari” de “IJ Canteir”. Come ha ricordato la presidente dell’Effepi  Ornella De Paoli – che ha introdotto la serata insieme alla presidente dei “Canteir” Marina Balagna Giovannini è tornato all’attività poetica dopo anni nei quali aveva privilegiato la scrittura di testi teatrali.
Il tempo è scivolato rapido in una serata impostata su un ritmo sciolto e vivace: lettura delle poesie, generalmente a gruppi di due (effettuata dallo  stesso autore, che è un attore consumato; nessuno avrebbe potuto fare meglio!) seguita dalle domande del giornalista Marino Pasqualone, poeta  a sua volta. Non poteva mancare l’accompagnamento musicale (la chitarra di Pierino Zuzzaro) perché la musica è una componente essenziale nella vita e nell’esperienza poetica di Giovannini: “Quando scrivo c’è sempre dietro un riferimento musicale, che può essere di qualsiasi tipo: in genere rock o musica cantautoriale”.
 Più dialogo fra poeti che intervista, le domande e risposte fra Pasqualone ed il protagonista della serata   hanno offerto al pubblico molti spunti di riflessione senza nulla togliere al coinvolgimento emotivo: e la lettura dei versi di emozioni ne ha offerte molte.
 I temi dominanti nella raccolta sono quelli classici della lirica, che si ripetono da sempre, declinandosi in modi differenti  secondo le epoche ed i temperamenti  ma senza perdere la capacità di affascinare: l’amore nelle sue varie forme, il trascorrere del tempo, i paragoni fra i cicli della natura e l’esistenza umana, il piacere della scoperta e l’importanza dei ricordi…
<Chiedo al sole di tornare domani / per dar luce al tuo volto> recitano i versi della speranza e dell’ottimismo, ai quali si accostano quelli del <passeggiare insieme lungo il sentiero>  che costituiscono un progetto di vita. Poi i toni cambiano e <Alla fine sembra che non restino che quei brevi momenti di luce>.
Alla domanda  “Le storie d’amore e la vita nel suo insieme, più che un vero e proprio film non sono dunque che una serie di fotogrammi rimasti nella nostra mente?”  la risposta è stata: “Quando ti poni di fronte ad un progetto a lungo termine vedi le cose come infinte ed in divenire. Quando c’è già un po’ di percorso fatto (e magari del disinganno) ti accorgi che  non tutti i fotogrammi possono essere conservati e che forse non sarebbe nemmeno giusto farlo. Il fotogramma è l’Effimero ma è quello che rimane: è come il battito d’ali di una farfalla” .
Pasqualone, nei suoi versi, aveva definito tali fotogrammi  <momenti di vento>. Tuttavia “la mente è come una soffitta, dove i ricordi si depositano, ricoperti dalla polvere. Basta un niente per riportarli alla luce: del resto  dobbiamo vivere anche di memoria, senza di essa non si può andare avanti”.
 Anche il Nuovo e la Scoperta rappresentano in verità qualcosa che già c’era dentro di noi ma che non  avevamo visto.
La vita umana viene paragonata al ciclo dell’acqua in quattro poesie (La Goccia, La Sorgente, Il Fiume, Il Mare) con versi di grande suggestione: se il primo componimento scivola via rapido e sdrucciolo come fa la goccia sulla pietra mentre  la descrizione della sorgente è più pacata e ricca di immagini pittoriche, i versi  dedicati al Fiume possono apparire un po’ preziosistici e quasi barocchi ma sono soprattutto avvincenti. Affascinante il colloquio tra il fiume che scorre nel proprio letto e la luna che lo accarezza: <Oh luna quanto sei bella quando ti specchi sulla mia pelle – recita il corso d’acqua che si avvia alla foce –  Vieni, accompagnami al Mare, che domani mi devo sposare”. Ed ancora “Tu sei l’artista ed io lo scrivano, tu la maestra e io l’allievo”. Il ciclo dell’acqua viene paragonato a quello della vita: la differenza è che “l’acqua rinasce ogni volta, noi uomini no”
La Luna ritorna nelle poesie sulla Notte: la notte rumorosa e festaiola e quella misteriosa, che affascina ed inquieta insieme. Del resto alla luna il poeta si dichiara “particolarmente affezionato, tanto che alcuni  mi prendono in giro per questo”.
La vita “ci ricorda ogni giorno chi siamo e non chi avremmo voluto essere”  e l’esperienza  insegna ad  essere un po’ più disincantati ma guai rinunciare alle passioni ed alle speranze, come individui e come membri della società. Ricordando la canzone di Giorgio Gaber <Libertà è Partecipazione> e l’importanza della  Cultura (“Oggi questa parola spaventa ma non possiamo proseguire  così, prima o poi si dovrà cambiare”Giovannini ha letto la poesia conclusiva, che è quasi un proclama: <Non mi dimetto!>.  “Non mi dimetto – ha detto –  dal ruolo di Uomo Libero. Anche nei momenti più bui, come questo, bisogna  sempre aspettarsi una rinascita”.

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