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ROMA. Povertà: Poletti, “si rafforzano servizi sociali dei Comuni”

giuliano poletti
giuliano poletti
“L’impegno per la lotta contro la povertà, che poggia sulla disponibilità del Fondo nazionale incrementata nell’ultima legge di bilancio, segna un altro importante passo in avanti: i Comuni si sono mobilitati e hanno colto positivamente l’opportunità delle risorse messe a loro disposizione per rafforzare i servizi territoriali, che potranno così prendere in carico un numero più ampio di persone per accompagnarle in percorsi di autonomia ed aiutarle ad uscire dalla loro condizione di povertà”. Lo afferma Giuliano Poletti, ministro del lavoro e delle politiche sociali, commentando i dati che testimoniano l’ottima risposta dei Comuni alle opportunità offerte dall’apposito Avviso, rivolto agli Ambiti territoriali per la realizzazione di interventi di attuazione del Sostegno per l’inclusione attiva (Sia).
Nel complesso, viene ricordato, sono stati presentati 590 progetti che assegnano più del 99% dei 500 milioni stanziati per il primo triennio. Una volta conclusa la valutazione delle proposte progettuali da parte delle Commissioni istituite presso il Ministero, gli ambiti territoriali riceveranno oltre 485 milioni di euro per realizzare gli interventi destinati al rafforzamento dei servizi dedicati al Sostegno per l’Inclusione Attiva, in linea con gli indirizzi nazionali condivisi con le Regioni. “Il nostro obiettivo – ricorda Poletti – è quello di fare in modo che i servizi sociali dei Comuni, opportunamente rafforzati, lavorino in rete con i servizi per l’impiego, i servizi sanitari, le scuole e con i soggetti del terzo settore e di tutta la comunità per un’azione efficace di contrasto alla povertà. Questa collaborazione è infatti essenziale per costruire una risposta integrata ai bisogni delle persone più fragili e delle loro famiglie ed attivare misure di sostegno sociale, di formazione, di accompagnamento al lavoro”.
Un passo importante anche in vista del decreto che a breve amplierà la platea dei beneficiari del Sia grazie alla maggiore disponibilità di risorse (oltre 1,6 miliardi di euro per il 2017) e nella prospettiva del passaggio al futuro Reddito di inclusione, la prima misura universale di contrasto alla povertà.
Il 31 gennaio 2017 – fa sapere ancora il Ministero del Lavoro – sono già stati ammessi al finanziamento i primi 80 progetti, per un ammontare di oltre 53 milioni assegnati ai territori delle prime 12 regioni italiane che hanno presentato le proposte progettuali entro il 15 novembre 2016 (30 settembre per il Mezzogiorno). In questa prima fase più del 75% delle risorse (oltre 40 milioni di euro) è stato assegnato ai territori della Puglia e della Toscana (Puglia: circa 31 milioni di euro per 23 progetti; Toscana: circa 9 milioni per 22 progetti). Seguono, in ordine di entità del finanziamento, gli Ambiti territoriali di: Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Sicilia, Sardegna, Marche, Liguria, Lombardia, Veneto, Abruzzo.
Da un’analisi dei primi 250 progetti presentati, emergono alcuni primi dati significativi. Rispetto alle tre macro-tipologie di azioni previste dall’Avviso, emerge per la quasi totalità delle Regioni un’esigenza generale di rafforzamento dei servizi sociali. Il 71% delle risorse finanziarie risultano infatti dedicate all’Azione A, ovvero a rafforzare gli addetti ai servizi che accolgono le richieste dei cittadini e quelli di presa in carico, nonché ai servizi informativi agli utenti. Il 27% delle risorse risultano destinate all’Azione B, che riguarda gli interventi socio-educativi e di attivazione lavorativa rivolti ai beneficiari del SIA: tirocini, borse lavoro, orientamento, formazione, consulenza per l’accesso al lavoro. Questo perché in molti casi a tali interventi sono state destinate risorse regionali o locali. Infine, rende noto ancora il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, solo il 2% delle risorse risulta destinato all’Azione C, finalizzata alla promozione di accordi di collaborazione in rete, riguardante le attività destinate agli operatori degli ambiti territoriali, dei centri per l’impiego, dei servizi per la salute, istruzione e formazione. Queste scelte, viene precisato da ultimo, sono coerenti con gli indirizzi del Ministero, che nell’Avviso pubblico richiedeva di concentrare gli interventi sul rafforzamento dei servizi sociali, sollecitando l’utilizzo di altre fonti finanziarie, in particolare regionali, per gli altri interventi.

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