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SETTIMO T.SE. Armani in crisi, 98 gli esuberi

Giorgio Armani
Giorgio Armani

Ad aprile i dipendenti della Giorgio Armani Operations di via Paganini a Settimo Torinese, stabilimento specializzato in capispalla da uomo, avevano scioperato due ore. Una protesta scattata immediatamente dopo l’annuncio di 110 esuberi, in gran parte donne, su 184 addetti, a cui peraltro da un paio di anni, si stavano applicando i contratti di solidarietà, anche per andare incontro ad un’eseginza di lavoro multi-periodale, che prevede più lavoro in alcuni periodi in cui la richiesta è alta e meno ore lavorate in periodi di contrazione.

E’ di oggi invece la notizia di una bozza di accordo sindacale firmato da Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec, per un piano di risanamento da applicare ai 98 esuberi (perlopiù donne oltre la cinquantina) ricalcolati su una forza lavoro complessiva scesa a 158.

Per tutti si farà ricorso alla cassa integrazione straordinara per 12 mesi, al termine della quale l’azienda si è dichiarata disponibile a tenere non più di 60 lavoratori.

Nell’accordo è anche previso un piano sociale, che significa blocco del turn over, mobilità interna, percorsi di formazione specifica compatibili con la relativa fungibilità, mobilità infragruppo, ricollocazione presso altre aziende esterne, Naspi per il prepensionamento e per chi è interessato dimissioni incentivate che l’azienda si dichiara disponibile a esaminare.

«E chiaro che si tratta di un’ipotesi di accordo che cerca di evitare soluzioni drammatiche”, ha sottolineato il segretario generale Uiltec, Paolo Pirani.

A settembre sono in programma le assemblee dei lavoratori che dovranno dare il via libera all’accordo.

“Buona parte della produzione è già stata spostata in Bulgaria. Ora viene delocalizzato tutto il resto. A Torino nel 2014 si facevano 25mila capi spalla, oggi anche le produzioni più nobili della gamma, come Armani Collezioni, vengono fatti in Bulgaria e in Turchia. Non ci sono più capi made in Italy, resta solo la griffe” avevano sottolineato i sindacati solo quattro mesi fa…

Ultima coda velenosa di una crisi iniziata nel 2008. Giusto per dare dei numeri, nel 2014 la produzione interna dello stabilimento di Settimo Torinese si era attestata intorno ai 27.500 capi, a fine 2015 era scesa a 21.500 e nel 2016 a 13.500,  oltre il 50% rispetto al 2014 e il 38% rispetto al 2015.

Insomma, numeri da brivido.  “Il sito di Settimo – ha dichiarato l’azienda – verrà considerato come unità produttiva principalmente vocata alla produzione del capo spalla maschile decostruito made in Italy per tutti i marchi del gruppo, nel corso del periodo di cigs verrà modificato il lay-out dell’area produttiva per incrementare le performance legate alla produzione di capi spalla decostruiti, verrà estesa l’area collaudo prodotti finiti esterni, ci sarà una forte integrazione con le aree di progettazione, sviluppo prodotto e gestione della produzione della linea Emporio Armani, l’implementazione di nuovi software gestionali e un programma di attività formative per la riqualificazione del personale…”.

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