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SETTIMO TORINESE. Bessone e la settimesità

Francesco Bessone
Francesco Bessone

Francesco Bessone parla di “settimesità”.

Ma cos’è la “settimesità”?

La settimesità nasce dal sentimento di appartenenza attiva alla comunità umana di Settimo Torinese ed è l’insieme dei caratteri distintivi e specifici che distinguono la vita sociale dei settimesi da ogni altra comunità. Non è patrimonio statico, bensì  si trasforma a seconda dei cambiamenti ambientali, politici, sociali ed economici, mantenendo però fermi gli elementi tipici originari.

E quali sono i caratteri storici distintivi dei settimesi?

Stefano Rovasetti detto Candi, verso il 1897, alludendo alla dipendenza  fiscale e legale di Settimo da Chivasso, aveva stigmatizzati i settimesi con una quartina in lingua piemontese che io riporto in italiano “Settimo è il paese del Bengodi / la sua gente: buona gente da spennare / che s’acquista facendole due lodi / o dandole un confetto da succhiare”, questo è un esempio di come popolarmente può essere interpretata la settimesità in un dato momento storico.

Ma quelli erano altri tempi. E adesso come sono i settimesi?

E’ necessario ripercorrere la storia per capire. I caratteri dei 2 o 3000 settimesi di 300 anni fa erano quelli  di una tipica comunità nei dintorni della capitale del novello regno di Sardegna. Vivevano alle dipendenze dei nobili  della corte torinese, proprietari dei latifondi che colonizzavano con la realizzazione di grandi cascinali rappresentanti, ciascuno, unità economiche a sé stanti, con cappella e cappellano suoi propri, per cui frequentavano il centro abitato soltanto per uscite di servizio o nelle grandi festività, come la festa patronale dei Corpi Santi. Questo, fino alla metà del 1800 quando, con l’avvento della ferrovia,  arrivano le prime industrie con la riduzione della grandi proprietà terriere, il loro frazionamento in minime unità colturali, spesso insufficienti all’economia della famiglia agricola, per cui si sviluppa l’attività parallela dei lavandai i quali. Verso il 1940 si trasformano in artigiani dell’indotto dell’industria della penna stilografica. L’industrializzazione che segue la seconda guerra mondiale origina la forte immigrazione dalle regioni italiane, che porta i cittadini settimesi a toccare le 50mila persone con conseguente ulteriore modificazione dell’ambiente naturale. Come evidenziato, nel corso di trecento anni l’ambiente naturale tra la riva sinistra del Po e la Bealera Nuova ha subito trasformazioni epocali e ancor di più la vita sociale che si dipana dalle settimanali processioni, mensilmente ripetitive del vecchio regime, ai balli sotto l’ albero della libertà, alla festa dello statuto, alla befana fascista, al 1° Maggio, alle feste dell’unità e dell’amicizia alle miss e mister Settimo e così via.

E tutto questo è la “settimesità”?

Lo “spirito”, distillato da tutto questo e d’altro ancora, è l’anima della settimesità, la conoscenza del passato e gli elementi spirituali costanti che hanno permesso ai settimesi di affrontare le positività e negatività storiche sono settimesità, i sentimenti di appartenenza che si percepiscono negli ambienti familiari, di lavoro, di svago, di formazione intellettuale e fisica e che spronano verso la collaborazione disinteressata per la realizzazione della serenità se non, addirittura, della felicità sociale: questa è la settimesità.

A questo punto, per far meglio comprendere la “settimesità”, puoi fare qualche esempio di costruttori di settimesità?

Mi viene subito in mente il compianto Giovanni Ossola, magari con suo cugino ancora vivente Carlo che desiderava donare alla città natale la sua biblioteca di oltre 10.000 prestigiosi testi e che, a dispetto della settimesità di indifferente autorità ce la siamo vista soffiare dalla Svizzera. Salvatore Viviani poeta e Mariuccia Cairola passionaria della settimesità, Giulio Boccaccio e Virginio Cravero pittori di settimesità, Giovanni Gilardi, Ermanno Bonifetto, Antonio De Francisco, Michele Corino, pubblici amministratori di settimesità, Giovanni Boccardo, Raffaele Pederzoli, Ettore Ferrero industriali di settimesità; Piero Dominietto, Giacomo Montini, Guido Sattin sportivi di settimesità; Mario e Luigi Delsedime filantropi di settimesità.

E qualcuno ancora attivo?

Non è bello citare persone viventi, basta leggere l’elenco dei premiati, in 35 anni di attività, con il Premio di Fedeltà alle Tradizioni Settimesi; pur tuttavia, certo di non fare torti per la specificità di chi menziono mi permetto citare, oltre al ricordato professor Carlo Ossola, Elzo Munaro maestro artigiano di settimesità e, come augurio perché in Settimo fioriscano altri esponenti di settimesità, i due universitari , fautori di settimesità: il romanziere debuttante  Dario Roberti autore di “Via Amendola” e Francesco Signetto operatore volontario nell’Oratorio San Pietro in Vincoli

Infine: esistono tracce materiali e simboli della “settimesità” ?

Certo! tutto quello che quando vedi ti richiama Settimo come la torre civica, il campanile di San Pietro in Vincoli, il Mulino Nuovo, la torre dell’acquedotto, i filari dei lavandai. Tutte le espressioni come il blasone popolare di Cuciarin Dopi, la Bela Lavandera con gli altri  personaggi emblematici. Il cavolo e i piatti tipici: cipolle e pesche farcite dei Corpi Santi, la supa’d còj e i pesscòj della fiera novenbrina, i sampagnin da intingolare nello spumante per brindare a Settimo, ai settimesi e alla settimesità.

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