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Qualcosa di sinistra di: Marta Rabacchi

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Un passo avanti

Matrimonio
Matrimonio

Al giornale-radio le due notizie sono state associate e meritano di essere commentate, visto che il Marocco e la Tunisia sono anche la nostra più prossima sponda del Mediterraneo.

«L’Assemblea dei rappresentanti di Tunisi ha votato mercoledì uno storico pacchetto di riforme che sancisce la lotta contro ogni tipo di discriminazione basata sul genere e difende la piena uguaglianza tra uomo e donna» – commenta il Messaggero nell’edizione del 27 luglio scorso – aggiungendo che «un nuovo passo in avanti sulla parità di genere arriva dal Marocco togliendo le limitazioni di genere alla professione di adoul, sorta di cancelliere assistente dei giudici». Così il Ministero della Giustizia marocchino ha previsto, per il prossimo ottobre, un concorso per 700 posti di adoul (assistenti giudiziari), al quale potranno partecipare anche le donne. Nella società marocchina ci rivolge all’assistente per le cessioni immobiliari, per i diritti di successione, per mettere per iscritto una testimonianza. È del 1963 – non di un secolo fa – la legge che consente alle italiane di partecipare ai concorsi in magistratura. La legge dispone che «la donna può accedere a tutte le cariche, professioni ed impieghi pubblici, compresa la Magistratura, nei vari ruoli, carriere e categorie, senza limitazione di mansioni e di svolgimento della carriera, salvi i requisiti stabiliti dalla legge». Ci sono voluti ben quindici anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione italiana (e ben 16 concorsi per uditore giudiziario, con un totale di 3127 vincitori, dai quali le donne erano state indebitamente escluse), per avere l’affermazione del principio di uguaglianza fra i sessi.

L’altro giorno in Tunisia è stato soppresso un articolo delCodice penale, il quale prevedeva una sorta di «perdono» per gli stupratori di una minore di 15 anni in caso di matrimonio con la vittima. La legge ha avuto un iter lungo fatto di rinvii e rischi di insabbiamenti. Invece, a sorpresa, il Parlamento tunisino – composto per il 34 per cento da donne – l’ha approvata all’unanimità con 146 voti a favore.

Bisogna ricordarlo: dal 1956 la Tunisia ha abolito la poligamia, il dovere dell’obbedienza, il ripudio, ha legalizzato il divorzio; le donne hanno il diritto di voto e l’aborto è stato depenalizzato ben prima di tanti Paesi europei. «La versione del testo votato in Parlamento risponde alle attese delle donne e della società civile che si sono mobilitati per due decenni per l’ottenimento di questo risultato» ha dichiarato sulle riforme la deputata indipendente Bochra Bel Haj Hmida a votazione avvenuta.

«Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali».

Questa disposizione del codice penale italiano che prevedeva «il matrimonio come causa estintiva dei reati di violenza carnale, ratto, corruzione», (per intenderci il «matrimonio riparatore») è stata soppressa dalla legge del 5 agosto 1981.

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