Monica Camoletto

Qualcosa di cui sparlare di: Monica Camoletto

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VOLPIANO.Condanna in contumacia

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Mi accingo a raccontarvi un aneddoto della mia vita “politica” che penso sancisca che da qui posso definirmi tale: fino ad oggi non ero stata “condannata” per cui diciamoci sinceramente…in questo “Paese” senza un problema con la Legge potevo effettivamente definirmi tale?

Scherzi a parte, la connotazione purtroppo negativa che viene associata alla parola “politica” in Italia deriva dal legame tra la politica appunto e il mondo della corruzione della concussione dell’illegalita’ in genere.

Invece la politica se si pensasse all’etimologia di questo termine ha un’origine assolutamente positiva…fare politica è occuparsi della res publica e esercitandola purtroppo io che lo faccio da anni con passione si incorre a volte in incidenti di percorso che vanno messi in conto anche se uno non pensa mai che ne sara’ toccato. L’essere una donna di pancia (non per il peso, ma a livello caratteriale) certo non è la caratteristica principale di un buon politico in quanto unita alla passione può avere effetti deleteri. In politica l’ho imparato in questi giorni a mie spese (500 + 5000 e anzi anche 1300 di rimborso per spese dell’avvocato) non è sempre possibile o forse non è consigliabile rendere pubblica la propria opinione e certamente non lasciarsi andare a opinioni personalistiche. Ma bando ai giri di parole, passiamo ai fatti: nel 2014 presentai in Consiglio Comunale un’interrogazione riguardante ritardi e problemi legati alle pratiche edilizie civili e industriali individuando nella presenza del Funzionario dell’ufficio preposto nel nostro Comune uno dei problemi principali di questa problematica. In quella sede in fase di discussione mi lasciai sfuggire, ora penso scioccamente (ma intendiamoci non lo ritengo motivo di condanna!) che sicuramente tra me e lei non vi era grande simpatia (ora non ricordo perfettamente le parole sono agli atti del processo). Dopo alcuni mesi mi vidi recapitare una comunicazione dal Tribunale di Ivrea che mi avvisava di essere stata citata per diffamazione e mi assegnava un avvocato d’ufficio in quanto in seguito alla richiesta di archiviazione la suddetta aveva presentato 15 pagine di opposizione ottenendo l’esecuzione del procedimento. A distanza di tre anni e dopo diversi passaggi tra cui un’udienza a giugno che mi aveva lasciata tranquilla di ottenere l’assoluzione mercoledì scorso insieme al mio computato sono stata condannata. Il titolo si riferisce sarcasticamente al fatto che non fossi presente in aula in quanto non ero stata invitata dal mio avvocato a partecipare perché non necessario. È stata una “doccia fredda” forse ai tempi di Lucifero qualche tempo fa sarebbe stato meno impattante. Mi ha lasciata basita questo risultato e sono certa che dopo aver dato lettura della sentenza tra un mesetto circa ricorrero’ in appello come penso farà il mio “collega” di sventura perché sono assolutamente convinta che non esistano i presupposti per questo risultato e non posso accettare che nella mia funzione di consigliere comunale io non possa esprimere il mio dissenso in merito all’operato di un ufficio nella persona di chi ne è a capo e per questo possa essere perseguita legalmente come se avessi fatto un pettegolezzo al mercato…

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