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Australia. Nella terra dei canguri (2)

AUSTRALIA
AUSTRALIA

 

La vacanza è funestata dalla brutta notizia che apprendiamo dalla telvisione per l’ennesimo tragico terremoto con tante vittime nell’Italia centrale.

Qui non manca la solidarietà degli australiani che incontriamo, mista alla preoccupazione per i parenti lontani di coloro che si sono trasferiti a lavorare qui.

Ci dice tante cose interessanti proprio un ragazzo marchigiano che e’veuto qui con la moglie.

altro che Italia dalle porte spalancate a chiunque sbarchi sulla nostra costa!!!!

Qui mettere il naso in casa degli australiani è tutt’altro che facile. La via più rapida è quella di pagare, pagare per tutto.

Soprattutto per ottenere i documenti che consentono di restare qui.

Ingegnere? Medico? No, qui il titolo non conta nulla se non si fa lagavetta partendo da zero.

sembra di giocare a monopoli ripartendo sempre dal via. fai un apaio di mestieri, come il nostro amico che lavora in cantiere nell’edilizia ma anche in un ristorante italiano, il Brunelli di Rundle Street Ad Adelaide.

Per cercare di conseguire i “bonus” che lo renderanno un po’ piu’ simile agli australiani.

Cure mediche ? Assistenza sociale? Non scherziamo, se non paghi non hai alcun servizio.

Non dimentichiamo che i locali sono di stirpe inglese, mica bonaccioni all’italiana!!!!

Qualche soddisfazione però ce la togliamo.

La visita alla meravigliosa Kangaroo Island ci ha riservato la bella sorpresa che qui le api non sono esistite sino al 1880, quando

sono state importate direttamente dalla nostra liguria di cui mantengono il nome (apis mellifera ligustica). Ora è vietato importare altri tipi di api. Persino questi animaletti riflettono il nostro carattere socio-nazionale, essendo grandi lavoratrici e poco aggressive.

Si può sapere di più andando alla Clifford Honey Farm di Kangaroo Island, dove il miele  viene prodotto utiizzando  i fiori dei numerosi tipi di eucalipti e di altre piante endemiche.

Adelaide è una città vivibilissima e a  misura d’uomo, dove i vecchi edifci coloniali si integrano perfettamente con le costruzioni moderne.

Sembra quasi una Torino australiana con una maglia di strade molto regolare e molto verde in più.

Un verde dei giardini botanici manutenuto perfettamente ed in evoluzione costante con molte attività culturali ed educative ( come servirebbero anche da noi!!!) che coinvolgono anche i bambini sin dai primi anni di vita.

Una cultura che trova piena applicazione nella individuazione di percorsi per disabili anche nei tracciti più impegnativi.

Per ora occorre sottolineare che il Paese non è ancora stato contaminato da quella frenesia dei ritmi di vita che noi purtroppo conoscaiamo così bene.

C’è posto per tutti , la concorrenza è meno spietata ed inquitante che da noi. Resisterà questo sistema alla spinta capitalistica che oggi arriva  persino dalla Cina liberal-capitalista? Molto dipenderà dalle nuove generazioni che non si discostano molto dalle nostre.

Aborigeni? Ancora nulla o quasi. Qualche disadattato per le strade di Adelaide. In compenso molte bandiere della loro riconosciuta comunità svolazzano nei punti turistici della Città.

Abbandoniamo Adelaide per il Red Centre e quindi ci siamo concessi un assaggio del tanto pubblicizzato vino australiano proveniente da distese di vigneti mai viste dalle nostre parti.

Ma è proprio un assaggio quello del vino proveniente dalla Barossa Valley, perchè una bottiglia di Pinot nero costa una botta di 180 Aud (dollari australiani) pari a circa 135 euro dei nostri, tanti. Troppi per decadenti europei.

Ah! Ancora una nota curiosa. Qui c’è grande attesa perchè dal 16 settembre ci sarà in anteprima assoluta il film “Eight Days a Week” nientemeno che sul noto complesso musicale dei “Beatles” realizzato da Ron Howard, il famoso Ricky di happy Days, che verrà proiettato alla Town Hall di Adelaide. Un altro segno che qui siamo ancora un po’ indietro rispetto all-Europa  e che i simboli inglesi non tramonta mai.

Arrivederci ai luoghi sacri degli Aborigeni, nel Red Centre. (continua)

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