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DIARIO DI VIAGGIO. Australia: Nella terra dei canguri (prima puntata)

AUSTRALIA
AUSTRALIA

 

Il viaggio è lungo ma permette di metabolizzare la fuga dalla dimensione di un Europa che non solo non decolla, ma anzi rischia sempre più di implodere, per immergersi in un mondo, che poi è tutto un continente, che vive una situazione diametralmente opposta: sviluppo, benessere, margini indefiniti di crescita.

I turisti italiani non sono molti, anzi proprio pochini. Forse sono di più quelli che non sono venuti ad agosto per le ferie

ma negli altri mesi dell’anno, per tentare invece la carta di una prospettiva di lavoro.

A Melbourne incontriamo in un ristorante in prossimità della Stazione di Flinders Street, una ragazza italiana che è già stata a Perth per sei mesi e che ora, dopo l’esperienza di Melbourne, vuole andare a Sidney. Lavora e studia, oggi è

dura farsi una strada qui, figurati da noi sfigati.

Anche quando ritiriamo la vettura a noleggio a consegnarcela è un’altra ragazza che ci parla in italiano.

Quello che colpisce di più che si percorra la Collins Street di Melbourne  come nei punti turistici della Great Ocean Road è il numero incredibile di cinesi che si incontra.

Giovani, vecchi, uomini, donne e bambini. Tendenzialmente bruttini, sia le femmine che i maschi, abbastanza mal vestiti anche quando sembrano seguire le mode occidentali, sono incapaci di muoversi con ordine.

Si capisce che sono le prime volte che mettono il becco fuori dal loro paese d’origine. Appartengono però alla razza che ormai ci ha portato via le fabbriche, persino le squadre di calcio. Quella dei cinesi mi pare una invasione incontenibile che presto ci affosserà definitivamente.

O forse ci salveremo con il turismo?

Ma? Chissà cosa ne pensano gli australiani. Tempo ce n’è ancora molto, proverò a sondare.

I locali, comunque, pare che se la passino discretamente bene. Dall’uscita della metropolitana o dalla stessa stazione di Flinders Street, non esce gente stressata. Sono le nove del mattino e già alle 17,00 se ne tornano a casa, passando a bere una birra al pub o un caffettino al bar.

Se lo vuoi buono lo puoi bere al “Teatro”, naturalmente gestito da un giovane italiano di seconda o terza generazione di immigrati, di origine campana, nella zona del Southbank. Un caffè buono si può anche bere persino sul traghetto che da Philipp Island porta alla costa oceanica. Sfido la macchina è una italianissima Cimbali!!!!

Per me che professionalmente sto seguendo la realizzazione di una costruzione per un caseificio è stato quasi demoralizzante prendere atto delle estensioni di verdissimi prati frequentati da un incredibile numero di mucche e pecore.

Niente da stupirsi quindi se poi capita di incontrare un’azienda con infiniti silos del latte, alti come grattacieli è una serie di giganteschi camion che trasportano il latte ad una azienda che eclissa qualsiasi nostrana. Si chiama Dairy Australia. Una cosa che ti lascia perplesso sono i prezzi,

Compra quello che vuoi, il più delle volte costa 19,95 dollari australiani, sembra fatto apposta, quasi un modo per dare meno importanza alla diversità degli oggetti.

Vedremo se la particolarità si riscontrerà anche nei negozi di Adelaide e Sidney. Per ora di quelli proprio del posto, gli Aborigeni, nessuna traccia. Negli anni della scoperta del continente australiano, servivano agli inglesi per esprimere una sorta di criminale tiro al piccione. Oggi, per gentile concessione dei successori dei forzati che qui si stabilirono loro malgrado, gli  Aborigeni sono tornati in possesso di qualche loro territorio. Li dovremmo incontrare dalle parti dell’Uluru Kata Tiuta. Ci attende l’isola di Kankaroo, un paradiso della natura. La gatte gorgia degli animali non sembra entusiasta di come vanno le cose. Non è infatti insolito che i canguri pongano fine alla loro vita gettandosi sotto le auto in corsa. Valli a capire. ( continua)

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